Approfondimenti

- Lettura del mese -

(...) Eppure vivere e farsi domande, nell'accezione più antica e cristallina, di de-mandare, raccomandare, protendersi, mettere in mano. Chiedere pretende almeno il coraggio di affidarsi. È un'apertura all'ignoto, la disponibilità allo stupore e anche alla delusione. Non importa che non ci siano risposte esaustive e tantomeno definitive: si continua a crescere e a entrare in relazione con il mondo e con gli altri proprio insistendo a cercare. L'educazione è un processo continuo, mai concluso, e si estende a tutte le età. In questo senso il silenzio è maestro di vita: in quanto domanda che deve restare tale, conserva un orizzonte di attesa e di cura, di sguardo e di riguardo "a quel che è". Silenzio come interrogativo inesauribile il cui senso è il cammino, non la meta, il percorso, non la soluzione, il vuoto da abitare, non il pieno del raggiungimento.

Ma la modalità con cui il silenzio interroga e ci interroga è anche la nostra chiave di lettura del mondo. Dal modo in cui poniamo le domande dipende la qualità delle risposte che raccogliamo. Da questo punto di vista, l'evangelico "Chiedete e vi sarà dato" ha anche una profonda valenza laica ed esistenziale: si trova quello che si cerca. Il punto di vista è imprescindibile: si rivela solo ciò a cui si presta attenzione. Anche quando crediamo che nulla ci sfugga, siamo affetti da sguardi selettivi e ascolti selettivi, orientati dai nostri pensieri, dalle nostre convinzioni, da giudizi e pregiudizi. Finiamo per vedere e per sentire solo quello che vogliamo o soltanto quello che siamo abituati a valutare come rilevante. È come se la realtà venisse passata costantemente al setaccio di un questionario chiuso, con alternative fisse tra cui scegliere, per cui si finisce col replicare sempre gli stessi percorsi. Si tende, più o meno consciamente, a cercare quello che ci conferma ed è coerente con noi, a costruire domande che ci diano le risposte che vogliamo ricevere. In psicologia si parla di "cecità da disattenzione", che la modalità sia uditiva o visiva poco importa: decine di esperimenti dimostrano come la concentrazione a cogliere un determinato aspetto della realtà rende invisibili o inaudibili anche suoni o immagini macroscopici. Sono lì, sotto i nostri occhi, alla portata delle nostre orecchie, ma non ce ne rendiamo conto.

Eppure la vera conoscenza passa dall'imprevisto e dallo straniamento, ed è qui che il silenzio interviene a spalancare la trasformazione della novità, sovvertendo il già visto e il già sentito, nutrendo l'attesa di inaspettato. Il silenzio pone domande che aprono altre domande, non colleziona risposte come evidenze, accetta la responsabilità di un senso che le trascende e continuerà a superarle e metterle in dubbio. Perché come diceva Albert Einstein "il processo di scoperta è un continuo conflitto di meraviglie".

(da Meditazione e silenzio a cura di Accademia del Silenzio, collana Quaderni di meditazione, 2020) 


Testi di Normodinamica

  • Menghi P., 1997, "Zone di silenzio", Edizioni Mandala Scuola di Normodinamica, Roma
  • Menghi P., 2001, "Il filo del Sè", Edizioni Mandala Scuola di Normodinamica, Roma
  • Menghi P., 2009, "Trasformare la mente. Seminari di normodinamica", Ubaldini Editore, Roma
  • Menghi P., 2014, "Figli dell'Istante. Hamsavada Samaya: la via del Mandala", Normodinamica Edizioni, Roma



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